Ivano Verra

Ecosistema TORINO

OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA, PER UN VERO CAMBIAMENTO

LA VIA D’USCITA PER TORINO

Spiegare cosa voglia dire «essere di Torino» a qualcuno che non ci abita è un compito molto difficile:
Torino è l’unione di tante anime, storie, accadimenti e peculiarità che, da Falchera a Mirafiori, dalle Vallette a Cavoretto, definiscono l’identità di una delle città più belle del mondo.

Gli ultimi mesi hanno tuttavia accelerato in maniera irreversibile alcune dinamiche già in atto da almeno 30 anni: le delocalizzazioni delle grandi fabbriche, i fallimenti delle piccole e medie imprese schiacciate da tasse e concorrenza straniera, le periferie trasformate in ghetti per accogliere i flussi migratori, la carenza di reti sociali di sicurezza per le fasce più deboli, la disoccupazione che colpisce in maniera trasversale, l’assenza di una vera prospettiva per il futuro di Torino e coloro che vi abitano. A ottobre, insomma, non si voterà solo per la composizione del consiglio comunale ma si determinerà anche la direzione che questa città prenderà per i prossimi decenni: i fantomatici “soldi dell’Europa” pendono come una spada di Damocle sulle nostre teste e accettarli significa ipotecare definitivamente il nostro futuro e quello delle prossime generazioni.

La cittadinanza arriva a questo appuntamento con ferite profonde e un senso di sfiducia diffuso nei confronti dei soggetti politici che l’hanno governata nel passato recente. Per questo motivo Italexit scende in campo con una proposta capace di superare la vecchia dicotomia destra-sinistra e di dare nuovo slancio alla città: in questo momento storico l’unica distinzione possibile è tra chi chiede il superamento di un sistema ormai logoro e morente e chi invece ne vuole restare complice per un proprio tornaconto personale. Lo facciamo ritrovandoci intorno alla figura di Ivano Verra, uomo di indiscutibile coerenza e coraggio, e affiancandogli donne e uomini che hanno saputo affermarsi nei rispettivi campi e che possono offrire una visione genuinamente alternativa perché vivono determinate tematiche e problematiche ogni giorno: Torino ha gli strumenti e le capacità per rialzarsi, ma ha bisogno di un riferimento politico come Italexit per trovare il coraggio di incamminarsi lungo questo percorso. I soliti partiti e le solite liste civiche non diranno mai queste cose ai torinesi: preferiranno confonderli con promesse vuote e imbonitori da salotto mentre loro agiscono come veri e propri comitati d’affari. Di fronte al rischio di vedere la città trasformarsi in una palude ideologica e sociale ad uso e consumo di fondazioni, speculatori e parassiti noi proponiamo dunque le potenzialità di un vero e proprio “Ecosistema Torino” basato su:

1. Lavoro

inteso come la piena realizzazione dell’individuo rispetto alle proprie capacità, ambizioni e possibilità. Non è accettabile che l’elemento fondante della nostra società sia ripetutamente soggetto a storture che determinano da un lato la precarizzazione perpetua dell’essere umano e dall’altro l’assistenzialismo privo di prospettive. L’amministrazione ha quindi il dovere di creare le condizioni affinché i torinesi possano tornare a contare su lavori stabili e ben retribuiti, nel pubblico o nel privato, come dipendenti o come autonomi. Allo stesso tempo deve farsi promotrice di programmi di lavoro garantito per coinvolgere la popolazione disoccupata in progetti di pubblica utilità in tema di aree verdi, edilizia scolastica, assistenza sociale, cultura: ambiti centrali nella vita della città che non possono essere semplicemente scaricati sulle spalle delle associazioni di volontariato. E’ tempo di sviluppare una nuova concezione della civiltà del lavoro, dove questo possa diventare finalmente sinonimo di dignità, inclusione, riscatto e crescita.

2. Commercio locale

inteso come la filiera integrata della produzione, della distribuzione e del consumo a Chilometro 0. Il territorio torinese è perfettamente autonomo da questo punto di vista ma ogni settimana si ha notizia dell’ennesimo ipermercato o polo logistico in mano a qualche multinazionale straniera. Aprire un negozio di quartiere o rilevare la licenza per un banco al mercato è da considerarsi un atto di eroismo, con una burocrazia lenta e inaffidabile seguita poi dalla pletora di tasse che non tengono minimamente conto delle difficoltà del periodo. Dal punto di vista commerciale, Torino si sta ormai sviluppando secondo uno schema ben preciso: grandi marchi in centro, supermercati nei quartieri residenziali, mini-market etnici in periferia e, sullo sfondo, Amazon che consegna qualsiasi cosa a qualsiasi ora. I prodotti che noi consumiamo sono solo in minima parte italiani (figuriamoci torinesi!) e il denaro che spendiamo esce dal circuito locale per finire in qualche paradiso fiscale o comunque all’estero. E’ un depauperamento silenzioso e inarrestabile della città e dei cittadini che va contrastato con scelte consapevoli e privilegiando produttori e distributori locali, con effetti virtuosi sul lungo periodo e su larga scala. Il nostro obiettivo è dotarci di tutti i mezzi, accorgimenti, agevolazioni, strategie per invertire questa rotta: ritorniamo ad essere cittadini e non più semplici consumatori.

3. Sicurezza

intesa come il diritto inalienabile di ogni torinese di poter vivere e godere della propria città senza restrizioni di luogo o orario. Interi quartieri sono ostaggio da troppo tempo della criminalità, ma la situazione non si risolve disseminando i nostri quartieri di telecamere o dispiegando, di tanto in tanto, l’esercito: non vogliamo sentirci né in carcere né in guerra. E’ necessario invece combattere le piccole e grandi mafie di ogni nazionalità fermando una volta per tutte le loro infiltrazioni nel tessuto sociale ed economico della città attivando le fondamentali misure di dissuasione e prevenzione. La Città di Torino vanta un corpo di 1600 agenti di polizia municipale ma non si può pensare che la sua funzione sia esclusivamente quella di fare cassa con le multe: indirizziamoli piuttosto nella creazione di presidi fisici permanenti nelle zone più a rischio. Il nostro impegno è restituire ai torinesi un senso di sicurezza e decoro nelle piazze, nei parchi, nei mercati, sui mezzi pubblici stroncando sul nascere la proliferazione di nuove dinamiche delinquenziali.

4. Innovazione

intesa come il meccanismo abilitante e migliorativo della società e non come forza distruttrice di posti di lavoro, piccole imprese, risorse naturali e patrimonio storico. Immaginiamo una Torino finalmente capace di costruire sinergie tra le università, i poli di ricerca, le imprese innovative e le eccellenze tecnologiche già presenti sul territorio per creare nuova occupazione e recuperare gli enormi spazi abbandonati dalle vecchie fabbriche. Crediamo soprattutto in un approccio dove l’innovazione possa diventare un mezzo per proteggere le fasce più deboli da determinate logiche del libero mercato: adottiamo una nuova strategia energetica sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale e poniamo le basi per consentire a tutta la popolazione residente di disporre di internet in maniera gratuita. Chiudiamo inoltre una volta per tutte la stagione degli appalti della Pubblica Amministrazione basati solo sul criterio economico, spesso sinonimo di disservizi e malfunzionamenti, per sposare un approccio qualitativo. Innovazione per noi significa creare un vantaggio a favore di molti e non aumentare i profitti di pochi.

5. Urbanistica

intesa come la sintesi armonica di tutte le strategie territoriali e sociali della città. Non vogliamo limitarci a difendere il diritto alla casa, ma intendiamo sviluppare nuove strategie di edilizia popolare per consentire ai torinesi di diventare finalmente proprietari delle loro abitazioni senza sottostare ai diktat delle banche. Diamo nuova vita alle periferie ragionando in un’ottica policentrica della città dove chiunque abbia il diritto di vivere in quartieri sicuri e decorosi, sostituendo strade dissestate, cantieri infiniti, cassonetti stracolmi e barriere architettoniche con negozi, attività, servizi e presidi sanitari. Il trasporto pubblico e la viabilità alternativa devono finalmente essere funzionali al movimento in città anziché stravolgere gli equilibri preesistenti. Le aziende di proprietà comunale devono favorire esclusivamente lo sviluppo sociale e la tutela dell’interesse collettivo: blocchiamo le privatizzazioni, ma allo stesso tempo puniamo le condotte scorrette, approssimative e clientelari da parte dei loro dirigenti ed eliminiamo gli stipendi da capogiro. Creiamo inoltre organi territoriali rappresentativi del mondo produttivo, lavorativo, sindacale e associativo in grado di interfacciarsi concretamente con l’amministrazione locale: ogni componente di questo ecosistema cittadino deve sentirsi parte di una comunità organica che non distingue tra soggetti di serie A e serie B ma lavora in un’unica direzione per uno scopo più grande.

Oggi Italexit è l’unica via d’uscita per Torino.

Ogni voto per Italexit è un passo in più verso una Città diversa, migliore, di nuovo padrona del proprio destino.